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Cenni storici
L'Orto Botanico dell'Università di Pisa è sorto nel 1544 per l'intuizione di Luca Ghini, famoso medico e botanico imolese, e grazie ai finanziamenti oncessi dal granduca di Toscana, Cosimo I dei Medici, che l'anno precedente l'aveva chiamato a tenere la cattedra di botanica nella città toscana. Si tratta quindi del più antico Orto Botanico universitario del mondo, anche se la localizzazione scelta dal Ghini era diversa dall'attuale. Il primo Orto si trovava infatti presso l'arsenale mediceo, sulla riva destra del fiume Arno, da cui il primitivo nome "Giardino dell'Arzinale". Con l'Orto Botanico il Ghini introdusse una grande novità che consisteva nell'uso didattico delle piante fresche, mostrate e discusse non solo per le proprietà terapeutiche, ma anche per la loro identità e nomenclatura. La necessità di avere sempre disponibili campioni vegetali per uso didattico indusse il Ghini alla consuetudine di seccare le piante per costiture l'erbario, i cui fogli potevano essere facilmente scambiati tra gli studiosi. Per ovviare alla perdita di alcune caratteristiche d' interesse diagnostico, come il colore, vennero utilizzate dal Ghini anche tavole che illustravano con grande rigore i dettagli più significativi delle piante, sulla scia di quanto proposto dai grandi botanici dell'Europa centrale. Successivamente la necessità di potenziare le difese militari della città indusse il Granduca ad ingrandire l'arsenale, estendendolo anche su parte del terreno di pertinenza dell'Orto Botanico. Questo fu pertanto trasferito nel 1563 in una seconda sede, nella zona nord-orientale della città, sotto la guida del botanico Andrea Cesalpino, che era subentrato a Luca Ghini nella direzione dell'Orto. Neanche questa ubicazione risultò soddisfacente, sia per la scarsa insolazione che le piante vi ricevevano, sia per la distanza dalla Sapienza, il centro della vita universitaria di quel periodo. Così nel 1591, l'Orto Botanico fu trasferito in una terza sede, corrispondente alla attuale localizzazione, presso la celebre Piazza dei Miracoli, tra via S. Maria e via Roma. I lavori di trasferimento, iniziati sotto la direzione di Lorenzo Mazzanga, furono completati nel 1595 ad opera del fiammingo Joseph Goedenhuitze, noto in Italia come Giuseppe Casabona, ed inclusero anche la ristrutturazione di un edificio che già esisteva nel perimetro dell'Orto. Questo edificio attraverso un lungo corridoio, consentiva l'accesso da via S. Maria ed ospitava l'Istituto di Botanica con l'annesso Museo di Scienze Naturali. L'ingresso pricipale dell'Orto lungo via Roma fu aperto nella seconda metà del XVIII secolo contemporaneamente la facciata dell'Istituto fu rivestita con decorazioni in stile "Grottesco". Le piante dell'Orto venivano studiate prevalentemente per le loro proprietà medicinali; giova ricordare che in quel periodo la botanica era considerata una branca della medicina e che numerosi botanici dell'epoca erano valenti medici, come anche il già ricordato Luca Ghini. Dalla fine del XVI al XIX secolo Le specie erano infatti collocate in otto grandi aiuole quadrate, a loro volta suddivise in porzioni più piccole di forma geometrica definita, simmetricamente disposte intorno a otto fontane con vasca. A partire dalla fine del XVI secolo venne allestita dal francescano minorita Franceso Malocchi, chiamato a dirigere l'Orto, dopo la morte del Casabona nel 1595, la Fonderia, un laboratorio di chimica dove venivano preparati i medicamenti a partire dai "semplici" coltivati nell'Orto. L'importanza della fonderia divenne tale da costituire un punto di riferimento per gli ospedali cittadini e le persone più bisognose in un epoca difficile segnata da devastanti epidemie. Presso l'Orto era attiva anche una bottega d'arte dove artisti anche
di notevole fama come Jacopo Ligozzi, Giuseppe Paladini e Daniel Froeschl, Il funzionamento della Fonderia proseguì sino alla metà del
XVIII secolo quando la distribuzione delle sostanze medicinali fu affidata
alla Farmacia Con il XIX secolo l'Orto Botanico subisce sostanziali cambiamenti, anche in relazione alle mutate esigenze della botanica che ormai evoluta come scienza autonoma si specializza in svariate branche compresa quella sistematico-evolutiva. In base alle teorie proposte da Darwin, Linneo, Tournefort, ecc. le piante vengono classificate e presentate secondo criteri nuovi prettamente scientifici che evidenziano le affinità biologiche. Così in varie fasi a partire dalla prima metà dell'800
l'impianto cinquecentesco delle grandi aiuole viene smantellato per dare
spazio ad altre aiuole più piccole di forma rettangolare disposte
in file regolari, intercalate dai viali e dai muretti, al cui centro
si trovano sei residue fontane con vasca originaria, a memoria dell'antica
organizzazione degli spazi dell'Orto. Questa riorganizzazione fu attuata,
in varie fasi nella seconda metà dell'ottocento, dai prefetti
Gaetano Savi e Teodoro Caruel: a lavoro ultimato si contavano 148 aiuole
con più di 2.000 specie L'assetto attuale L'assetto planimetrico generale dell'Orto differisce notevolmete da
quello originario, per una serie di modifiche ed ampliamenti. Già a partire
dal 1783, grazie ai finaziamenti concessi dal granduca Francesco II di
Lorena, fu acquisito un appezzamento detto Orto del Cedro, facente parte Nel XIX secolo con la costruzione del nuovo Istituto di Botanica, eseguita nel 1891 su progetto dell'ingegnere pisano Perfetto Frediani, il vecchio Istituto di Botanica perde gran parte del suo significato funzionale. Solo recentemente nel 1988 una parte del piano terreno dell'antico Istituto
di Botanica è stata riacquisita per accogliere la Sezione storico-didattica
dell'Orto il cui allestimento relaizzato in collaborazione con la Soprintendenza
per i Beni Ambientali Artistici ed Architettonici e Storici ed il Dipartimento
di Storia delle Arti, ha rappresentato un operazione di ampia valenza
culturale che si è tradotta con l'esposizione al pubblico di vari oggetti
d'interesse storico, artistico e scientifico quali modelli in cera di
funghi e di altri organismi vegetali, un mobiletto detto lo "studiolo
del granduca", l'antica porta monumentale di accesso all'Orto da via
S. Maria, preziosi manoscritti, libri e ritratti dei "semplicisti". |
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